Immaginiamo per un attimo la nostra vita come un metro che va dal momento della nostra nascita al momento della nostra morte. Un metro composto da 100 centimetri che rappresenta la nostra intera esistenza.
La maggior parte della nostra vita è rappresentata da 99 centimetri di questo metro. 99 centimetri nei quali dobbiamo portare a termine o almeno provare a fare quello che la società ci dice essere giusto. Nei 99 centimetri le regole della società ci impongono di essere sempre i primi, di fare di tutto per vincere sempre, di competere con altri per essere migliori, di ricevere apprezzamento da chi sta qualche centimetro più in là e conta di più, di sentirci gratificati da una promozione, di pensare al futuro, di ricordarci del passato, di cercare sempre di più…
Il centimetro oltre i 99 che resta è la porzione di vita che la nostra società non contempla, ma che esiste. Viene volutamente lasciato da parte perchè non è possibile per la società considerarlo, dato che esso non contempla il raggiungimento di uno scopo o di un’obiettivo in relazione all’approvazione o al successo decretato da altri.
Questo centimetro e’ il centimetro critico.
Esso simboleggia il significato della vita ed è palesemente ignorato da chi ci insegna ed anche da noi stessi. Questo rappresenta l’insieme delle nostre sensazioni, ciò che ci gratifica e ci proviene dall’interno, ciò che ci fa sentire promossi perchò ci promuoviamo, ciò che ci fa sentire vincenti senza entrare in competizione, superare od essere migliori di altri. In questo centimetro le regole sono completamente diverse da quelle del resto della vita e riguardano solo noi. In questo centimetro ci collochiamo nella posizione che siamo sicuri ci spetti senza guardare dove è collocata la persona accanto a noi. Le regole sono date da segnali interiori che ci rendono appagati indipendentemente dalle cose esteriori.
Avere la sensazione che la propria vita abbia uno scopo permette di far si che quel singolo centimetro contro novantanove possa allargarsi a due contro novantotto o a tre contro novantasette. Avere uno scopo nella propria vita significa allargare il centimetro critico e far si che le regole, il confronto, la lotta, la competizione occupino la parte corta del metro.
Eppure la società e l’educazione ci vuol dire fin da piccoli qual’è lo scopo della nostra vita. Avere più soldi, avere più successo, avere più potere… tutti confronti che non fanno altro che accendere la corsa del topo dentro di noi sin da piccoli per rincorrere una cosa che non raggiungeremo mai restando nella parte del metro più lunga, perchè tale cosa si trova in quel piccolo centimetro di cui noi ignoriamo l’esistenza.
Per vedere il nostro scopo ed avere un senso occorre spingersi verso ciò che non si conosce, esplorare quel centrimetro consapevoli dei propri rischi, inseguire il proprio realizzarsi, non accettando di comportarsi "come tutti gli altri".
Se ci adattiamo alle conformità non esploreremo mai quel centimetro e non conosceremo mai il nostro scopo. Scompariremo senza lasciar traccia come un’altro elemento della società che si è uniformato alla massa rimanendo insignificante.
Il centimetro critico è la parte più importante della vita ed è necessario adottare comportamenti diversi e fuori dagli schemi per poterlo raggiungere ed estendere.
Un’ottima interpretazione del concetto del centimetro critico che mi ha ispirato in questo breve testo si trova a pagina 333 del libro "te stesso al cento per cento" di Wayne E. Dyer, che consiglio a tutti di leggere.


