Ci sono persone che preferiscono ascoltare se stesse, piuttosto che ascoltare le parole degli altri. Sono persone che non si mettono in mostra molto spesso, ma quando lo fanno ci ricordano che quando decidi di scendere in pista, anche se qualcuno può dubitare di te, parole come "non posso", "non ci riesco", o "è impossibile", non esistono! E ci ricordano tutte le volte di continuare a credere che… impossible is nothing.
Potrebbe venirci incontro Wikipedia: Il problem solving indica più propriamente l’insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche.
Questo concetto è umanamente riconosciuto ormai sia nelle discipline scientifiche che umanistiche ma secondo me è molto limitante perchè parte dal presupposto che effettivamente ci sia un problema.
Tantissime sono le situazioni in cui il problema non c’è proprio, ed approcciare le azioni per raggiungere un obiettivo con il problem solving, significa "creare" un problema da risolvere.
La società stessa ha ormai instaurato un processo standard in cui la risoluzione di un problema è fonte di soddisfazione e di benessere. Siamo abituati a percepire benessere, sensazioni di felicità, a sentirci importanti, invincibili, quando riusciamo a risolvere un problema e riceviamo gratitudine, incitamento, complimenti e congratulazioni da stimoli esterni.
Queste soddisfazioni sono però spesso effimere. Effimere ma intense perchè avvengono di rado, ovvero solo quando risolviamo il problema. In più sono frutto di stimoli esterni. Se ci pensiamo bene lavoriamo e usiamo energie per risolvere un problema, ma non è il problema stesso che ci darà poi le belle sensazioni una volta risolto, bensì sono le altre persone!
Siamo talmente abituati a provare belle sensazioni con la risoluzione dei problemi che ormai per molti di noi è diventata l’unica fonte di soddisfazione.
Secondo me, e non cito nessuno, siamo tutti risolutori di problemi in cerca di emozioni.
Parlavo qualche tempo fa con la mia signorina di questo filosofo. Non avendo sonno, stasera ho ripreso il libro che non ho mai ultimato di leggere. Mi sono imbattuto in questo passo che trovo incredibilmente in sintonia con il mio pensiero.
[...]
Io voglio essere e avere tutto ciò che posso essere e avere.
Che m’importa se gli altri sono o hanno qualcosa di simile?
La stessa, identica cosa non possono né esserla né averla.
In non reco loro alcun danno, così come non reco alcun danno alla roccia per il fatto che, rispetto ad essa, ho il "vantaggio" di camminare.
E se gli altri potessero avere quello che io ho, l’avrebbero.
Quando ho iniziato a giocare, ho sentito per la prima volta di appartenere a una tribù, a una grande famiglia. Finalmentre non ero più quello diverso, quello a cui si presentavano delle incomprensioni. Finalmente per la prima volta capivo tutto, ogni cosa mi era chiara, ogni dinamica mi pareva una serie naturale di successioni.
Ne è passato di tempo ma è stato fantastico scoprire un universo tutto da esplorare semplicemente spalancando una porta che tutti noi abbiamo già di per se socchiusa.
Quando ho deciso di fermarmi l’ho fatto perchè ero totalmente sicuro della mia scelta.
Raggiungere l’equilibrio è stato molto difficile ma ci sono riuscito!
Quando però mi accorgo che basta un attimo di distrazione che gli equilibri cambiano, a volte esplodo.
Quando scopro che gli equilibri vengono cambiati, ecco… in quel caso… è meglio non avermi vicino.
Stavo assaporando il calore delle lenzuola liscie e allo stesso tempo leggere, quando la mente è andata verso il passato.
Avete presente quando avvertite dentro di voi una sensazione di soddisfazione. Un qualcosa che vi è entrato dentro ed è piacevole tanto che non volete più dormire?
Bene! Esattamente quella sensazione mi ha spinto ad andare a rileggere quello che scrivevo tre/quattro anni fa. Tutte le tappe del mio percorso, tutti i pensieri, le emozioni messe in parole, e tutti i consigli che ci siamo scambiati. Consigli preziosissimi!
E’ affascinante rileggere di tutte le mie insicurezze di quel periodo e tutto il lavoro fatto con gli altri.
Ho addirittura trovato del testo dove scrivevo esattamente quello che volevo tra 3 mesi, tra 6 mesi, tra 1 anno. Devo dire che darsi degli obiettivi nel medio termine è il modo migliore per raggiungeli. La volontà subentra a livello inconscio e ti ritrovi ad un certo punto in cui nemmeno ti rendi conto di quello che sei riuscito a fare, delle persone che hai conosciuto, di chi è passato nella tua vita solo un giorno, di chi hai visto solo oggi, domani e domanilaltro, per poi non rivedere mai più, di chi ti sembrava potesse essere una scelta e invece non lo era, di chi invece hai scelto.
Rileggere quello che ho scritto in questo periodo fantastico è veramente affascinante.
E’ vero! Non sono riuscito a condividere questo percorso con molte persone che mi erano, mi sono e mi saranno vicine anche se ci ho provato in tantissime occasioni.
A chi a messo in parole le sue sensazioni nel corso degli anni, consiglio di rileggerle.
A chi sta facendo un percorso e non ne sta tenendo traccia, consiglio di scrivere.
Ne vale veramente la pena, per capire poi a che punto siamo, quali mete abbiamo raggiunto, quali mete possiamo arrivare.
Le ultime settimane ho avuto dei giorni veramente intensi, ricchi di emozioni, di nuove scoperte, di sfida.
E’ bella la sensazione dell’adrenalina che si mette in circolo, anche dopo una discussione, un confronto, uno scambio di punti di vista tra amici davanti a una birra, tra colleghi in ufficio…
Questi brevi ma intensi momenti mi hanno fatto imparare alcune semplici cose:
Ascoltare per capire – partire con la coscienza di avere vedute ed assunti consolidati che saranno messi alla prova e modificati mano a mano che una conversazione procede.
Incoraggiare gli altri a definire il loro modo specifico di ragionare, incentivandoli a rivederlo.
Fare la stessa cosa sopra con il proprio pensiero ed il proprio ragionamento.
Mettere in discussione le idee degli altri insieme alle proprie.
Essere disposti ad esporre con franchezza le proprie vedute rimanendo neutrali nei confronti del punto di vista dell’altra persona.