Ho letto mille libri su mille argomenti diversi nella mia vita.
Ho visto mille documentari, mille film, mille occasioni ci sono state in cui ho potuto apprendere, capire…
Però nessuna parola letta, nessun dialogo ascoltato in una scena, nessuna nozione appresa da un filmato è mai stata utile quanto uno ed un solo minuto di vita vissuta in prima persona.
La pratica è realtà ed esperienza… la teoria è solo conversazione.
Io non cerco di essere meglio o peggio di quello o di quell’altro. Non trovo soddisfazione nell’essere migliore o superiore di quella persona. Non spero che gli altri siano peggio per distinguermi.
Io voglio solo essere oggi meglio di me stesso di ieri, domani meglio di me stesso di oggi… tra un anno meglio di me stesso di quest’anno.
Ci sono persone che preferiscono ascoltare se stesse, piuttosto che ascoltare le parole degli altri. Sono persone che non si mettono in mostra molto spesso, ma quando lo fanno ci ricordano che quando decidi di scendere in pista, anche se qualcuno può dubitare di te, parole come "non posso", "non ci riesco", o "è impossibile", non esistono! E ci ricordano tutte le volte di continuare a credere che… impossible is nothing.
Parlavo qualche tempo fa con la mia signorina di questo filosofo. Non avendo sonno, stasera ho ripreso il libro che non ho mai ultimato di leggere. Mi sono imbattuto in questo passo che trovo incredibilmente in sintonia con il mio pensiero.
[...]
Io voglio essere e avere tutto ciò che posso essere e avere.
Che m’importa se gli altri sono o hanno qualcosa di simile?
La stessa, identica cosa non possono né esserla né averla.
In non reco loro alcun danno, così come non reco alcun danno alla roccia per il fatto che, rispetto ad essa, ho il "vantaggio" di camminare.
E se gli altri potessero avere quello che io ho, l’avrebbero.
In linea di massimo penso di essere piuttosto pigro.
Questo in relazione alle persone che vedo affannarsi per rincorrere obiettivi e risultati, finendo poi nella corsa del topo.
Lavorare lavorare lavorare?
Niente di più inutile e dannoso per se ma sopratutto per il proprio lavoro e la produttività.
Essere pigri non significa lavorare poco, ma lavorare meglio! Non significa stare sul divano con il telecomando in mano, ma significa avere hobby, passioni, credenze, attività ludiche e di divertimento, fuori dal lavoro che non fanno altro che arricchire se stessi rendendoci migliori nel lavoro, più produttivi e più geniali.
Lo scopo lavorativo quindi è quello di fare ciò che va fatto, nel modo migliore, spendendo il minor quantitativo di energie possibile.
Anche qui una precisazione. Questo non significa che non avremmo potuto fare di più. Certo che avremmo potuto fare molto di più!! Ma se non è necessario, meglio fare di più in ciò che ci riguarda più direttamente o che ci interessa maggiormente.
Quando ho iniziato a giocare, ho sentito per la prima volta di appartenere a una tribù, a una grande famiglia. Finalmentre non ero più quello diverso, quello a cui si presentavano delle incomprensioni. Finalmente per la prima volta capivo tutto, ogni cosa mi era chiara, ogni dinamica mi pareva una serie naturale di successioni.
Ne è passato di tempo ma è stato fantastico scoprire un universo tutto da esplorare semplicemente spalancando una porta che tutti noi abbiamo già di per se socchiusa.
Quando ho deciso di fermarmi l’ho fatto perchè ero totalmente sicuro della mia scelta.
Raggiungere l’equilibrio è stato molto difficile ma ci sono riuscito!
Quando però mi accorgo che basta un attimo di distrazione che gli equilibri cambiano, a volte esplodo.
Quando scopro che gli equilibri vengono cambiati, ecco… in quel caso… è meglio non avermi vicino.