14
Jan
10
Jan

Chi è un leader?
Cosa state aspettando?”, chiese ad un gruppo di persone assiepate lungo una strada.
“Non sai? Un grande re passerà di qui e vogliamo vederlo.”
“Un grande re? E quanti re ha fatto?” chiese lui.
“Un re fare altri re?” gli replica l’uomo attonito.
Ma il giovane lo guarda e dice: “Quelli che voi considerate re non lo sono. Un vero re è colui che fa diventare tutti re. È colui che governa la propria vita ma non la vita degli altri, e invece li aiuta a governarsi da sé. Venite con me e vi dirò il segreto per diventare dei veri re”.
E insieme giunsero in un’altra località, dove tanta gente stava intorno ad una statua.
“Chi rappresenta?” chiese il giovane sadhu.
“Non sai che questo è il nostro grande leader? Gli stiamo rendendo omaggio nel giorno della sua nascita”.
“Un grande leader? E quanti leader ha fatto?”
L’uomo, confuso dalla domanda, gli ribattè dubbioso: “Un leader fare altri leader?
Questo è un leader perché ha dato vita a un buon sistema sociale e milioni di persone sono diventati suoi seguaci”.
Allora il giovane spiegò: “Un vero leader è colui che fa diventare tutti leader. Un vero leader sa che ogni persona è un potenziale leader in grado di governare la propria vita. Un vero leader non dice “Seguitemi”, ma “Seguite voi stessi”.
Venite con me e vi dirò il segreto per essere anche voi dei grandi leader.
Noto racconto buddista
16
Dec
Penso che ognuno di noi abbia in fin dei conti una colonna sonora nella quale si rispecchia e vede la sua vita.
La mia colonna sonora da anni è questa canzone, e ogni volta che raggiungo un’obiettivo ho la sensazione di poter cancellare una strofa.
E’vero… in alcune occasioni non ho cancellato la strofa per il raggiungimento di un’obiettivo perchè ho vissuto l’esperienza descritta senza averla posta come scopo, ma in tutti i casi, sia che l’esperienza sia stata vissuta nel momento positivamente che negativamente, si è sempre trattato di una crescita e di uno sviluppo personale che mi ha portato ad esse la persona che sono.
In realtà le strofe di questa canzone sono profondamente affini alla mia esperienza di vita ed è quasi curioso il tono "profetico" con il quale riscontro questi versi nella vita vissuta.
Nel corso degli ultimi anni ho barrato buona parte dei versi ed ora ho deciso di pubblicarli perchè ne mancano veramente pochi al completamento, mentre intanto un’altra canzone, nuova, diversa, migliore, sta affacciandosi come colonna sonora della mia vita.
17
Sep
Questa canzone è una vera e propria miniera d’oro!!!
In nessun’altra canzone una ragazza dice più palesemente ciò che vuole da noi.
Vi invito a leggerla… soffermandovi sui testi in neretto.
Vi invito ad ascoltarla nel video sotto.
Vi invito a fare tesoro di questi preziosi insegnamenti.
Parole di Burro
Carmen Consoli
Narciso parole di burro
si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso trasparenza e mistero
cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami
Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità
Narciso parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni
Narciso sublime apparenza
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami.
Raccontami le storie che ami inventare spaventami
raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
dammi un’altra identità
stordiscimi disarmami e infine colpisci
abbracciami ed ubriacami
di ironia e sensualità
abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità
Conquistami
01
Sep
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Leggendo "The sky’s limit di Wayne W. Dyer" mi è balzato alla mente un concetto che si riscontra spessissimo nelle persone. Il concetto di assolutismo.
Essere assolutisti è molto molto male per noi perchè deleghiamo i nostri stati d’animo al volere del mondo che ci circonda.
Una caratteristica degli assolutisti è quella che ogni avvenimento che li riguarda deve andare come dichiarato precedentemente (e qui si torna al concetto di futurizzazione di qualche post fa) perchè loro si sentano a proprio agio. Gli assolutisti vogliono avere come risposta sempre un SI o un NO; sempre un AFFERMATIVO o un NEGATIVO. Mai una piccola indecisione o un si che non è esattamente si.
E’ facile comprendere che questa pretesa non ha riscontro nella realtà. Niente è solo e sempre nero. Niente è solo e sempre bianco. Un oggetto nero avrà sempre delle zone leggermente più chiare (grigio scuro) dettate dalla luce che lo investe. Se pensate che le strade asfaltate siano nere uscite e vedrete che l’asfalto è più vicino al bianco che al nero.
Essere assolutisti è veramente un male verso se stessi perchè come detto prima le cose non vanno mai in una direzione ben definita ma vanno per un po’ in una direzione, per un po’ nell’altra. Come una nave che in maniera assolutistica segue una rotta lungo una linea retta, ma nella realtà va continuamente a destra e a sinistra di quella linea.
La probabilità di rimanere delusi usando questa visione della vita è altissima.
Molto meglio quindi evitare l’assolutismo che è in noi (tipico di chi ama schierarsi spesso) e rendersi consapevoli che la vita avrà degli alti e bassi, e trovare la giusta correzione ai bassi per portarli in una zona di comfort, come la nave trova la giusta correzione ogni volta che va troppo a destra o troppo a sinistra per portarsi lungo la linea della rotta giusta.
Il disegno qui sopra mostra come sia facile smarrire il presente futurizzandolo ed instaurando un circolo vizioso.
In alto inizia il circolo vizioso con l’idealizzazione del proprio futuro: "stasera andrò a ballare e mi divertirò un casino", "domani andremo al mare e staremo benissimo", "sarò il più brillante del locale domani sera", oppure per citare un tema di questo periodo, "se vinco al superenalotto sarò a posto tutta la vita"…
Una volta idealizzato il futuro (questa idealizzazione avviene ovviamente in un momento presente) l’avvenimento che avevamo immaginato avviene. Il momento futuro che avevamo idealizzato pensando e pensandolo è ora diventato presente.
Purtroppo a volte accade spiacevolmente che l’avvenimento non è come lo avevamo idealizzato. Quante volte abbiamo espresso la nostra opinione dicendo che "quell’evento non ha rispettato le nostre aspettative"? Oppure "mi immaginavo una cosa e invece era un’altra"… o anche "mi aspettavo di meglio". A tutti è capitata una situazione di questo tipo almeno una volta nella vita.
Ecco quindi il momento della frustrazione. L’idealizzazione che avevamo fatto sul futuro di quell’evento, non si è rivelata tale nel momento in cui l’evento si è realizzato (e quindi ha vissuto il suo presente). Di qui la sensazione di frustrazione per le aspettative non rispettate e la ricerca di un motivo, di una colpa che in realtà non esiste. Il futuro fa quel che vuole indipendentemente da quello che ci immaginiamo che faccia.
La mancanza di qualcosa o qualcuno da colpevolizzare se non ci rendiamo conto che la colpa è solo nostra e della nostra futurizzazione del presente, porta ad una demoralizzazione temporanea che ferma le nostre ambizioni relative all’evento in questione.
Quindi la prossima volta che avremo in programma di uscire una sera in quel locale ed essere brillanti, ripenseremo alla serata nella quale lo avevamo pensato ma non è successo. Quando dovremo prendere una decisione sul lavoro penseremo a quella decisione che avevamo preso pensando che avvenisse in un modo e invece avvenne in un altro e ci demoralizzammo per tutto il giorno.
L’unico modo per non cadere in questo circolo vizioso è quello di vivere il presente SENZA FARSI NESSUNA IDEA SU COME UNA COSA ANDRA’.
(Schema graficoripreso da: The sky’s Limit di WaYne W.Dyer | Concetti rielaborati dalla lettura dello stesso libro)
26
Aug

Se sentiamo la necessità di percorrere una strada che ci faccia vivere bene con noi stessi, questa strada passerà sicuramente lungo la sottile linea che divide il passato dal futuro, ovvero IL PRESENTE.
Il presente è l’unico momento che ci è concesso di vivere. Il passato non può essere nuovamente vissuto nella realtà, e se anche decidiamo di riviverlo con il pensiero, esso non sarà altro che una stilizzazione di un passato che è gia stato presente tempo addietro.
Anche il futuro può essere vissuto con il pensiero, ma non sarà mai il vero futuro, bensì solo una costruzione mentale di esso creata in base alle nostre sensazioni e alle nostre emozioni interne del presente.
Quindi una volta presa la consapevolezza che l’unico e solo momento realmente vivibile è il presente, possiamo smettere di astrarlo per pensare al passato o al futuro dato che quest’attività di pensiero non ci condurrà su nessuna strada esistente.
So che non è facile smettere di pensare al passato. Non è facile nemmeno non concedersi di tanto in tanto un momento per pensare al futuro. Ma se ci rendiamo consapevoli della realtà, della verità, del "come stanno le cose realmente" e cerchiamo di vivere il presente cogliendone l’essenza, godendone le sansazioni che il momento attuale ci riesce a donare, percependo le emozioni intense che possiamo sentire toccarci dentro in quel momento così meraviglioso, eviteremo di estranearsi dal presente per vivere nei ricordi del passato (o nelle speranze del futuro) e ci godremo facilmente ciò che ci è concesso momento per momento.
19
Jun

Qualche giorno fa ho scritto un articolo dove con alcuni esempi ho verbalizzato il pensiero sull’importanza di dire no.
Adesso un semplice esercizio per mettere meglio a fuoco questo concetto. Un metodo per capire quando il nostro NO è affine all’attenzione verso se stessi e non dobbiame temere niente se gli altri ci rinfacciano un comportamento egoista.
E’ infatti probabile che i nostri NO, inizialmente vengano interpretati dagli altri, da chi ci conosce o da chi soltanto ci frequenta, come atti di egoismo.
Come possiamo quindi capire se il nostro NO è frutto di un comportamento volto all’attenzione verso se stessi, che nel tempo non potrà far altro che giovare sia a se stessi ma anche e soprattutto a chi ci sta intorno, oppure è un NO effettivamente oltre il confine del buonsenso, sfociato nell’egoismo?
Come sempre, per avere la risposta giusta occorre porsi le domande giuste. Ecco qua alcune domande da porsi come esercizio ogni volta che ci sorge un dubbio comportamentale dopo aver detto un NO.
Per porsi queste domande è bene prendersi un quarto d’ora di tempo per se stessi, chiusi in una stanza al sicuro:
1) Quali sensazioni ha suscitato in me la richiesta alla quale ho detto no, nel momento in cui mi è stata formulata?
2) Se accettassi la richiesta per volontà o compromesso, mi sentirei a disagio?
3) Le volte scorse nelle quali ho accettato una richiesta che mi ha provocato la stessa sensazione venuta fuori rispondendo al punto 1, mi sono forse detto che non avrei più accettato richieste di questo tipo?
4) Posso arrecare un danno altrui con il mio no?
08
Jun

Se mettiamo la nostra felicità, le nostre idee, i nostri ideali, le nostre sensazioni in mano agli altri. Se lasciamo che gli altri influenzino negativamente le nostre emozioni. Se aspettiamo che gli altri ci regalino qualcosa spontaneamente. Se mettiamo il nostro pensiero nella mani di chi ci critica continuamente cercando di manipolarci psicologicamente. Se ci identifichiamo in una delle situazioni sopra descritte, allora la nostra autostima è sicuramente danneggiata ed è il momento di correre ai ripari.
Noi abbiamo la responsabilità di costruire la nostra esistenza ed i legami con gli altri in modo da sentirci appagati, creando intorno a noi una comunità di persone che ci apprezzano e che ci sostengono, difendendo insieme l’Io di ciascuno, dagli attacchi di coloro che intendono togliercelo.
E’ per questo che sono circondato da persone eccezionali.
