Quando frequentavo le lezioni universitarie ogni mattina (prometto che un giorno mi laureo) mi ricordo quanto mi affascinavano i professori quando pronunciavano le due parole "per forza".
Questi signori passavano la vita a studiare e a trovare i casi in cui "per forza" qualcosa doveva accadere.
Riuscivano in un certo senso a trasmettere la sicurezza del "per forza", spiegando che si andavano a cercare i momenti, i luoghi, i casi in cui "per forza" una qualsiasi cosa aveva un ben preciso e determinato comportamento.
Lodevole ricerca che li portava a vivere nell’ideale che mettendosi al riparo dalle incertezze, si sarebbero sentiti sicuri perchè se "per forza" doveva verificarsi un determinato comportamento, allora potendolo prevedere nel cento per cento dei casi, nulla avrebbe potuto generare imprevisto o probabilità.
Tutto questo mi sembrava affascinante quando ero un’altra persona.
Adesso che sono cambiato molto da allora, mi rendo conto di quanto tutto questo non abbia un senso.
Nella vita i casi ideali in cui "per forza" qualcuno, qualcosa o qualunque entità ricade nel "per forza" non esistono.
Se questi signori capissero quanto sia più utile studiare i casi reali, quelli della vita, che non sono regolati da leggi tanto precise quanto inutili, che il mondo la fuori è diverso da quello che si sono costruiti li dentro, grazie a tutte le loro certezze che sono vere solo per un attimo rispetto ad una vita, allora varrebbe forse veramente il binomio cultura=conoscenza.
Ma fintanto che questi signori si metteranno al riparo dietro ai loro casi particolari, inesistenti nella vita, in cui tutto torna, in cui tutto va secondo le regole e in cui possono prevedere i comportamenti di qualsiasi cosa perchè "per forza" dovrà essere in un preciso modo, allora finchè tutto questo verrà insegnato e trasmesso come valore, quando invece è un’inutile menzogna completamente diversa dalla realtà, allora non ci sarà sviluppo e crescita delle persone.

Devo dire che trovo estremamente interessante questo intervento, tanto da sentire il bisogno di rimarcarne alcuni aspetti…
Nella vita tutto è relativo e niente è assuloto, dipende quindi che grado di assolutezza diamo all’insegnamento… secondo me è un po’ come la storiella di quello che indica la Luna, c’è chi guarda il dito e chi guarda la Luna.
Se si considera l’insegnamento come uno spianamento della strada della vita allora troveremo delle lacune dovute alla non assolutezza della vita e delle realtà che ci circondano.
Sono invece più dell’idea che sarebbe meglio considerare l’istruzione come un mezzo che possa servire per spianarSI la strada, un mezzo che comunque dobbiano utilizzare ed elaborare secondo le nostre idee e pensieri.
A mio avviso “donare” la conoscenza assoluta a chi ti stà istruendo è un errore da non commettere, anzicredo che il miglior modo di apprendere sia cercare di rivoluzionare, anche solo come esercizio mentale, le regole che portano al PER FORZA.
Così facendo è chi apprende che crea il binomio Cultura-Conoscenza.
Logicamente non essendoci in niente assulutezza anche questa tesi è confutabile, ed è giusto che sia così.
Che ogniuno si interpreti la vita a proprio piacimento invece di adagiarsi su regole scritte da altri, proprio come stai facendo tu.
Caio Matteo
Comment by Matteo Martini — December 10, 2009 @ 12:56 pm